5 Set

Le grandi ricchezze africane e la povertà imposta dall’Occidente

Pubblicato da Nino Caliendo

La povertà africana non consiste solo nella resistenza tradizionale dei governi locali alla modernità e alla cultura, ma nelle forme subordinanti e disuguali con cui la tradizione è stata modellata e strumentalizzata con lo sfruttamento economico lasciato in eredità dal colonialismo, che non è mai realmente sparito, con l’estrema disparità nell’accesso ai mercati e alle risorse progressiste.

L’Africa è un paese fortemente legato al ruolo di produttore di materie prime, agricole e minerarie, di cui però non è in grado di controllare i mercati.

Il sottosuolo africano è, infatti, caratterizzato da un’immensa concentrazione di risorse che lo rendono una delle aree più ricche del mondo, ma la presenza di multinazionali straniere, complici con i loro governi di dittatori che affamano e sfruttano il Popolo, è dannosa al massimo per l’economia, in quanto tendono a controllare gran parte dei mercati: le materie prime vengono esportate direttamente senza essere state trasformate in prodotti finiti e successivamente venduti a basso prezzo, ma nel momento in cui devono essere riacquistate il loro costo è molto alto.
Questo patrimonio minerario non serve al continente africano per la ricchezza della propria popolazione, ma a seguito di corruzione e connubi, consente di sfruttare l’essere umano, in un territorio dove l’unico bene comune è la povertà e, di conseguenza, la manodopera costa un tozzo di pane, con la possibilità di appropriarsi delle zone minerarie senza l’opposizione di legislazioni contrarie.
Allo scarso sviluppo industriale, si aggiunge il problema dell’acqua, indispensabile sia per la sopravvivenza sia per l’agricoltura che, essendo di sussistenza, è poco redditizia.
La povertà è, infatti, una caratteristica diffusa in gran parte dell’Africa moderna. La maggior parte dei paesi africani si colloca agli ultimi posti di tutte le principali classifiche di ricchezza nazionale, come quelle basate sul reddito pro capite, pur disponendo spesso di ingenti risorse naturali. Gli ultimi 25 posti della classifica stilata dalle Nazioni Unite (ONU) sulla qualità della vita sono da sempre appannaggio di nazioni africane. Nell’elenco delle 50 nazioni meno sviluppate del mondo stesa dall’ONU nel 2006, 34 posizioni sono occupate da paesi africani.
Nonostante la grande disponibilità di terreno coltivabile a sud del Sahara, le modalità si sfruttamento sono in genere inefficaci per garantire la sussistenza delle popolazioni rurali. In molte nazioni africane, il terreno è tuttora proprietà dei discendenti dei coloni europei. Il caso più eclatante è probabilmente il Sudafrica, dove circa l’82% della terra coltivabile appartiene ai bianchi, che costituiscono solo una percentuale minima della popolazione.
L’Africa è uno dei continenti più tormentati da conflitti armati, sia da guerre civili (come quelle del Darfur e della Repubblica Democratica del Congo), sia da scontri fra nazioni.
Il fenomeno dei rifugiati è diffuso all’interno in gran parte del continente. In generale, essi si rifugiano in una nazione confinante, non essendo in condizione di emigrare altrove e ciò causa spesso ulteriori conflitti, come gli episodi di intolleranza avvenuti nel 2008 in Sudafrica nei confronti degli zimbabwesi.
I conflitti, molte volte, hanno l’ulteriore effetto di paralizzare o danneggiare l’economia dei Paesi in cui si svolgono e spesso anche di quelli confinanti, che dipendono in qualche misura da loschi traffici internazionali.
La più diretta conseguenza della povertà in Africa è il livello generalmente basso della qualità della vita, soprattutto in termini di beni di consumo.
Più in generale, i paesi africani (fatte le consuete eccezioni per il Sudafrica, le piccole nazioni turistiche come le Seychelles, alcuni stati del Maghreb e pochi altri) si trovano nelle ultime posizioni del mondo rispetto a parametri come mortalità infantile, aspettative di vita, alfabetizzazione e istruzione, etc.
Anche la penetrazione in Africa, non solo di Internet, ma anche delle telecomunicazioni e della tecnologia, è ai minimi mondiali.
La debolezza del sistema economico africano fa sì che in molti Paesi si assista a un fenomeno di iperinflazione. Il caso più paradigmatico è quello dello Zimbabwe, ma alti tassi di inflazione si registrano in molti altri Paesi.
La disoccupazione è certamente molto diffusa, anche se per la maggior parte delle nazioni mancano stime precise. Le dimensioni del fenomeno si possono, comunque, valutare considerando che la maggior parte delle città africane è circondata da vaste aree di baraccopoli abitate principalmente da persone disoccupate o sottoccupate.
Le ricchezze del continente africano ammontano, approssimativamente e per difetto, a 46.200 miliardi di dollari (valutazione eseguita nell’anno 2009 dall’esperto congolese David Beylard, autore di un’inchiesta sulla prestigiosa rivista economica “Les Afriques”).
Con appena il 12% di questa somma, l’Africa potrebbe finanziare la costruzione di nuove e importanti infrastrutture a livello di tutti gli Stati europei, compreso il ponte sullo stretto di Messina tanto caro alla mafia.
L’attività estrattiva rappresenta la voce più importante dell’economia africana.
I Paesi più importanti per l’attività estrattiva sono: Sudafrica (dove si trova la maggior concentrazione di miniere d’oro e diamanti, oltre che di cromo, amianto, carbone e rame), Libia (petrolio), Nigeria (petrolio, gas naturale, carbone e stagno), Namibia (diamanti, uranio), Algeria (petrolio, gas naturale, minerali di ferro), Zambia e Repubblica Democratica del Congo (rame, cobalto, piombo e zinco), Zimbabwe (oro, amianto, carbone, cromo, minerali di ferro e nichel) e Ghana (oro, bauxite e diamanti).
Si estrae petrolio anche lungo le coste africane occidentali, nel bacino del Gabon, nella Repubblica Democratica del Congo e in Angola. Ricchi giacimenti di uranio si trovano soprattutto in Sudafrica, nel Niger, nella Repubblica Democratica del Congo, nella Repubblica Centrafricana e nel Gabon.
Nella Repubblica Democratica del Congo si trova inoltre la più grande riserva mondiale di radio. Circa il 20% delle riserve mondiali di rame sono concentrate in Zambia, Repubblica Democratica del Congo, Sudafrica e Zimbabwe.
Repubblica Democratica del Congo e Zambia possiedono anche il 90% dei giacimenti di cobalto del pianeta, mentre la Sierra Leone è dotata delle maggiori riserve di titanio.
I tre quarti dell’oro mondiale provengono dall’Africa. I principali produttori sono Sudafrica, Zimbabwe, Repubblica Democratica del Congo e Ghana.
In tutte le regioni del continente si trovano minerali ferrosi. Gran parte della ricchezza mineraria dell’Africa è stata ed è tuttora gestita da grandi gruppi multinazionali appoggiati dai loro rispettivi governi.
Negli anni, i governanti (dittatori) africani hanno intascato (e intascano), in forma personale, quote sempre maggiori di compartecipazione nelle operazioni economiche all’interno dei propri Paesi, sfruttando e non concedendo benefici economici e sociali ai propri Popoli, che vivono nella povertà assoluta e nella mancanza totale dei più primari bisogni.
Da tutto questo, è facile capire il perché i poteri occidentali hanno sempre manifestato grande interesse per il continente africano, dapprima con le invasioni colonialistiche, che con altre definizioni sono vive tutt’oggi con la dicitura di “Missioni di pace”, utili a zittire il dittatore di turno che alza il tiro delle pretese o che comincia a democratizzare troppo il proprio Stato con la costituzione di uno stato sociale favorevole al Popolo, con il quale viene divisa equamente la ricchezza, ma di cattivo esempio per altri Popoli africani che potrebbero avanzare la stessa pretesa. Eclatante il caso di Gheddafi e della sua ricchissima e vivibilissima Libia, resa oggi territorio di fame e di guerra.
E’ ovvio che, in tutto questo, mafie e camorra la fanno da padrone, al punto che non si capisce bene dove finisce lo Stato e iniziano loro.
Una curiosità: mafiosi e camorristi simpatizzano e trafficano con l’estrema destra già dall’era mussoliniana (vedi il film “I guappi” e “Il Prefetto di ferro”).
E, come diceva il grande Peppino De Filippo: ho detto tutto!

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