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13 Apr

Una chiacchierata con Laura Efrikian…

Pubblicato da Nino Caliendo

Ho chiacchierato con Laura Efrikian una mattina a Napoli, in quel del quartiere Chiaia, in occasione della presentazione, nel pomeriggio dello stesso giorno (11 aprile 2017), del suo ultimo libro, “Incontri”.

Sono rimasto colpito dalla sua spontaneità, ricca di dolcezza e affabilità, che la rendono una donna interessante, simpatica e spiritosa, oltre che una bella Signora (la “S” maiuscola non è un errore di battitura, ma una constatazione di doverosa verità).

Laura Efrikian, prima con i grandi “teleromanzi” Rai (così si chiamavano: oggi si direbbe fiction), poi con i cosiddetti film “musicarelli”, è l’attrice che, come mai nessun’altra è stata capace, ha fatto sognare almeno due generazioni d’italiani (uomini e anche donne, senza creare alcuna gelosia). Chi non ricorda teleromanzi come Rossella, David Copperfield, La cittadella o film come Una lacrima sul viso, Non son degno di te, In ginocchio da te, Se non avessi più te, Chimera. La sua carriera d’attrice vanta oltre venti film e una decina di lavori televisivi, in più numerosi lavori teatrali, con ruoli di protagonista o coprotagonista. 

Il suo ruolo d’attrice è attivo ancora oggi, tanto per citare qualche titolo attuale come “La masseria delle allodole” di Paolo e Vittorio Taviani o “Cose dell’altro mondo” per la regia di Francesco Patierno da un soggetto di Carlo ed Enrico Vanzina. E vi sembra poco?

Quando Laura mi sente citare il film dei Taviani, “La masseria delle allodole”, mi accorgo che le ridono gli occhi, ne intravedo un segno di compiacimento.

Il film è tratto dal libro scritto da Antonia Arslan e parla in larga parte del genocidio armeno. Ci propone la storia, molto toccante, di un gruppo di armeni che vissero in Anatolia (attuale Turchia) vittime dei rastrellamenti organizzati dal governo turco. Laura è molto sensibile all’argomento “Armenia”, la sua famiglia è di origini armene e dovette rifugiarsi in Italia quando iniziarono le persecuzioni che culminarono in un vero e proprio genocidio, il primo dei molti altri che seguirono nel XX secolo, con 1.500.000 vittime (la stima è calcolata per difetto) ad opera dei turchi, che a tutt’oggi ne negano le responsabilità.

Laura Efrikian con Nino Caliendo

Con la spontaneità che la contraddistingue, Laura mi racconta un aneddoto divertente sulla sua partecipazione al film. Mi dice che venne per caso a conoscenza del progetto dei Taviani di girare “La masseria delle allodole”, ma nessuno l’aveva contattata. Allora si propose personalmente facendo notare che, per un film che tratta degli armeni e della loro persecuzione avvenuta nei primi anni del novecento, nessuno aveva pensato di chiamare lei, unica attrice italiana di origine armena. E così il ruolo fu suo.

Laura Efrikian è anche autrice di tre libri di successo: “Come l’olmo e l’edera”, “La vita non ha età” e “Incontri” (che verrà presentato nel pomeriggio dello stesso giorno di questa amichevole chiacchierata).

“Come l’olmo e l’edera” (il titolo proviene proprio da un piccolo medaglione appartenuto all’amata nonna: su questo gioiello era incisa la frase “…come l’olmo e l’edera”) è un excursus  della storia della famiglia di Laura Efrikian.

1964 Foto di scena - Rossella con Laura Efrikian

“La vita non ha età”, invece, nasce dal ritrovamento da parte di Laura, in una cassapanca, di 66 lettere d’amore che si erano scambiati sua nonna con suo nonno e della loro bellissima storia d’amore.

“Mio nonno era un armeno ed era riuscito a sfuggire al massacro da parte dei turchi, trovando riparo a Venezia. Successivamente, in Italia, divenne prete e scrisse una storia dell’Armenia, che venne illustrata dal mio bisnonno, padre di mia nonna Laura. Rimasta orfana, mia nonna desiderava riavere le tavole dipinte dal padre per il libro e incontrò così questo prete armeno (che, poi, una volta spretato, divenne suo marito, cioè mio nonno). L’incontro fu folgorante. S’innamorarono e si scambiarono queste lettere. Nella mia famiglia ci sono state donne

L'Africa

coraggiose. Mia nonna sposò un prete che si era spretato, mia mamma ha sposato mio padre che faceva il musicista e ha seguito gli ideali del marito fino alla fine. Io, a mia volta ho avuto una grande storia d’amore anche un po’ anomala, perché provenivo da una famiglia dove mio padre era scopritore di Vivaldi e quando ho sposato un cantante di musica leggera, è stato un po’ uno scandalo. Mia nonna e mia madre sono state le guide della mia vita. Nel libro, volevo raccontare la storia della mia famiglia partendo dalle origini”.

“Incontri”, invece, il suo ultimo libro, è l’excursus, appunto, degli incontri significativi della sua vita, da leggere tutto di un fiato.

Nella chiacchierata, oltre ovviamente dei libri, abbiamo affrontati i temi a Laura molto cari, dalla storia del genocidio degli armeni alla sua passione di dipingere, ereditata dal bisnonno materno, all’Africa, dove lei dedica parte della sua vita nell’opera umanitaria.

Come mia consuetudine, avevo registrata l’intera chiacchierata da cui ricavare, poi, come faccio

Il libro "Incontri" di Laura Efrikian

sempre, il “pezzo”, ma il materiale è talmente corposo e interessante che mi doleva sacrificarne immancabilmente una parte dopo averlo “sbobinato”. Cosa che accade fisiologicamente nella trascrizione da audio in testo.

Notando che avevo raccolto, nel tempo, anche una certa quantità di materiale fotografico su Laura Efrikian e constatando che la registrazione era di buona qualità, mi venne l’idea di ricavarne un gustoso filmato.

Il mio progetto è stato brillantemente realizzato dal regista di cinema e televisione Salvio Porzio, il cui risultato finale ve lo propongo qui allegato.

Vale la pena di sentire il racconto di Laura Efrikian dalla sua viva voce, con i suoi toni, la sua sensibilità, le sue sensazioni, la sua semplicità e incisività. E gustatevi anche le foto, non mancando di acquistare il suo ultimo libro, “Incontri”.

Articolo di Nino Caliendo

Realizzazione video di Salvio Porzio

19 Ago

Firma on line la petizione contro il canone RAI

Pubblicato da Nino Caliendo

E’ giusto che lo Stato faccia pagare all’Utente il servizio TV (mascherato da iniqua tassa di possesso dell’apparecchio televisivo), il quale è da considerarsi servizio di pubblica utilità?

Le TV private vivono e si arricchiscono senza chiedere nulla all’Utente e, spesso, fornendo, in forma totalmente gratuita, un servizio di gran lunga superiore a quello pubblico.

La RAI, con canone e pubblicità (una valanga di soldi), non riesce a sopravvivere perché ha troppi dipendenti, chiaramente incompetenti (lo si vede dalla qualità di quanto prodotto), essendo ed essendo stati il mezzo dei politici (che devono papparci anche loro) in applicazione al voto di scambio: “Se voti per me, ti faccio assumere alla RAI con un bello stipendio di gran lunga superiore alla media”.

Provate a controllare negli uffici RAI quanta gente sta senza far niente dalla mattina alla sera.

Ma, quando c’è da ritirare l’ingente stipendio, gridano tutti: “Presente!”

Il soprannumero di gente inutile è mastodontico: perché il bistrattato cittadino (a cui a poco a poco stanno togliendo tutto, dalle pensioni all’assistenza sanitaria, dall’istruzione pubblica ai servizi sociali, trasportandolo piano piano nell’identica qualità della vita del terzo mondo) dovrebbe mantenerli?

Il cittadino deve pagare, mentre i partiti influenzano il palinsesto e i suoi contenuti, a discapito delle professionalità vere ed escludendo la rappresentanza delle minoranze.

Per sottoscrivere la petizione popolare per l’abolizione del canone RAI, basta andare sul sito della UTELIT – Associazione Nazionale Utenti Televisivi e Consumatori Italiani: www.utelit.it