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22 Nov

Cassaforte culturale di Napoli, il turismo segna la rinascita del Rione Sanità

Pubblicato da Nino Caliendo

Un quartiere centrale di Napoli considerato per anni una periferia difficile. Ma che ha trovato la chiave per scrollarsi di dosso gli stereotipi e rinascere alla grande.

La frutta e le verdure appaiono in tutto il loro splendore. Sono riposte con cura su un bancone nel portone di un antico palazzo aristocratico decaduto. Il mercato del Borgo Vergini è pieno di piacevoli soprese e racconta meglio di ogni altro luogo le tante contraddizioni del centro di Napoli.

La via è la quinta teatrale che apre alle porte di uno stretto dirupo che si incunea tra le ripide colline di Materdei e Capodimonte. Il canyon ha una densità abitativa tra le più alte della città e nasconde non pochi segreti.

La storia del quartiere

Il quartiere, pur essendo molto centrale, è stato considerato per anni alla stregua di una periferia difficile. Nacque su quella che era un tempo l’area cimiteriale della città greca e romana. Il suo sottosuolo è pieno di importantissime catacombe e cave di tufo che hanno dato vita a culti misterici di ogni tipo.

Il Rione Sanità è da sempre un luogo in cui, secondo la credenza popolare, i vivi comunicano con i morti. Qui è nato il culto delle anime “pezzentelle”, che è uno dei fenomeni più importanti della cultura popolare napoletana.

Il quartiere fu costruito alla fine del sedicesimo secolo e non era affatto un’area popolare, ma aristocratica.

La famiglia reale era obbligata a passare nella stretta valle nei suoi spostamenti tra Palazzo Reale, nell’odierna piazza del Plebiscito, e la Reggia di Capodimonte. I nobili gareggiarono, quindi, per costruire i palazzi barocchi più stupefacenti nel Rione.

Qui si possono vedere le scalinate dei palazzi barocchi più teatrali di tutta Napoli e, forse, d’Italia.

Quando il governo napoleonico di Gioacchino Murat fece costruire il ponte che permette di non dover più scendere nella stretta e scoscesa valle, la Sanità decadde e divenne per molto tempo uno dei quartieri più isolati della città. I palazzi nobiliari si trasformarono in case popolari e i pittoreschi banconi dei mercati si insediarono nei loro giganteschi portoni.

Le “stese”

Il Rione è stato per anni un quartiere con molte problematiche. Ancora recentemente vi sono state parecchie “stese”, sparatorie contro negozi o verso il cielo fatte da ragazzini che girano con il motorino. Un vecchio metodo che la camorra usa per terrorizzare e convincere gli abitanti che sono loro i veri padroni del quartiere.

Un metodo, purtroppo, ancora molto attuale, ma che evidenzia un certo nervosismo della criminalità organizzata che sembra temere il fatto che la Sanità stia vivendo un’autentica rinascita.

La rinascita

Il segreto della svolta è stato il patrimonio artistico del Rione. Catacombe e palazzi aristocraticisono stati riaperti da cooperative di ragazzi del quartiere finanziate da fondazioni, importanti multinazionali e associazioni del terzo settore. Un caso quasi unico in cui il settore privato è intervenuto con successo per riappropriarsi di spazi tenuti in ostaggio dalla criminalità.

Oggi la Sanità è uno dei quartieri più visitati di Napoli e i turisti di tutto il mondo camminano in quello che fino a pochi anni fa era un quartiere in cui la gente di Posillipo o del Vomero non entrava.

Esistono anche due importanti realtà per i più giovani: la Casa dei Cristallini e il Centro Diurno l’Altra Casa, che sono entrambi luoghi in cui si tengono tantissime attività per togliere dalla strada i bambini.

Il teatro, il cinema e l’arte contemporanea

Il Rione quest’anno festeggia poi il cinquantenario della morte di Totò, che qui nacque e che restò sempre legatissimo alla Sanità.

Totò si ispirò ai volti di questo quartiere per i suoi mille personaggi e la gente di qui non lo ha mai dimenticato.

Il grande attore ebbe ben tre funerali, uno a Roma nella chiesa di Sant’Eugenio, in Viale delle Belle Arti e due a Napoli. Il primo alla Chiesa del Carmine, il secondo nella Chiesa di Santa Maria della Sanità. Quest’ultimo venne organizzato con una bara vuota da un “guappo” del quartiere, Luigi Campoluongo. Nel Rione, è nato anche il regista Pasquale Squitieri, morto a febbraio di quest’anno. Anche lui è rimasto legatissimo al quartiere, tanto che, dopo i funerali romani, la salma è stata portata nella Chiesa di Santa Maria dei Vergini nel Rione Sanità per una benedizione.

Tra i vicoli, in mezzo alle edicole votive con le foto dei parenti morti, ai palazzi nobiliari e quelli popolari, alle scale che risalgono i dirupi scoscesi e alle cupole maiolicate delle chiese, si possono scoprire tantissime realtà inaspettate. Una di queste è Sarajevo Supermarket. Una realtà nata nel 1995 come contenitore con il quale promuovere produzioni creative marginali e artisti indipendenti, emergenti e irregolari. Avvalendosi delle “intersecazioni e delle interferenze di opere, interlocutori e discipline differenti”, si propone di mettere in atto un “work in progress” permanente. Dal dicembre del 2016 la sua sede è in un’abitazione privata del Rione Sanità. Sarajevo Supermarket è un progetto di arte contemporanea che produce “realtà, spazi, situazioni”. Un mondo incredibile tra i vicoli più popolari e vissuti del quartiere. Per accedere alla “home gallery” si passa da strette scale che portano alla casa. Dentro si aprono una serie di stanze e terrazze che sembrano aggrappate alle grandi arcate in tufo che impediscono frane dalle pendici dei monti e che sono le fondamenta per altri palazzi. L’atmosfera sembra quasi quella di un quadro di Maurits Cornelis Escher. Ma la casa è realmente abitata.

Il tufo è forse l’elemento principe del Rione Sanità. Grazie a esso sono state costruite le catacombe e con esso sono stati edificati i palazzi sopra.

È forse il materiale attraverso cui l’aldilà e la vita terrena dialogano.

Luca Fortis 

Da: Il Giornale.it

Rione Sanità, quei palazzi aristocratici decaduti

Il quartiere è uno splendido esempio di barocco napoletano. Ma i palazzi aristocratici sono stati abbandonati per anni.

Le scalinate sembrano incontrarsi per poi allontanarsi di nuovo in una maestosa fantasia barocca che continua piano dopo piano. Questo gioco architettonico sembra proiettarsi verso l’alto e appare quasi una geometria islamica.

Una di quelle che nelle moschee, dove non si può rappresentare Dio, gli architetti usavano per creare un senso mistico che avvicinasse i fedeli ad Allah.

Le scale di Palazzo dello Spagnuolo hanno però un senso diametralmente opposto, nascono per esaltare l’effimero. I loro spazi così ampi e barocchi servono per rendere la scalinata del palazzo un proseguimento dei salotti, un luogo dove far incontrare la nobiltà. Oggi sono quasi surreali, immerse come sono in un quartiere divenuto popolare. La Sanità era il luogo in cui i Borbone si fermavano per cambiare i cavalli e riposare durante il loro tragitto tra il Palazzo Reale nell’odierna piazza del Plebiscito e la Reggia di Capodimonte. Anche per questo divenne la zona preferita dall’aristocrazia napoletana seicentesca e settecentesca per costruire le sue sontuose dimore.

Palazzo dello Spagnuolo è l’edificio più famoso ed è considerato da molti uno degli esempi più belli di barocco napoletano. Fu voluto nel 1738 dal marchese di Poppano Nicola Moscati che commissionò le meravigliose scalinate ad “ali di falco” all’architetto Ferdinando Sanfelice. Furono moltissimi i palazzi napoletani che copiarono queste scale. Qui Carlo III di Borbone cambiava i cavalli per prendere dei “bovi”, visto che i cavalli non sarebbero riusciti a portarlo per la ripida salita che andava a Capodimonte. Non distante sempre su via Vergini si trova lo splendido e decaduto Palazzo Sanfelice. Un tempo era l’abitazione dell’architetto Ferdinando Sanfelice, lo stesso che aveva progetto le scale di Palazzo dello Spagnuolo. L’edificio che inglobò una vecchia proprietà della famiglia, ha due splendidi cortili, uno ottagonale e uno rettangolare e due meravigliose scale create con il classico stile del nobile architetto napoletano. Il palazzo è ormai fatiscente, è stato sopraelevato nel novecento con un bruttissimo ultimo piano e il giardino è ormai una giungla incolta. Nonostante tutto ciò rimane sensazionale.

Un altro splendido monumento è il chiostro di Santa Maria alla Sanità. Un tempo era uno dei due chiostri dell’omonimo vasto convento che venne distrutto da Gioacchino Murat per costruire il ponte che permise di non dovere più scendere nel vallone della Sanità e che una volta costruito isolò il quartiere che decadde velocemente. Il chiostro sopravvissuto è quello minore. Ha una pianta ovale e rappresenta uno dei più interessanti esempi di architettura sacra napoletana cinquecentesca e seicentesca. La costruzione fu affidata al frate Giuseppe Nuvolo che fu il primo a usare una pianta ellittica per un chiostro a Napoli e fu decorato con graffiti monocromi che rappresentavano la vita di illustri domenicani nel 1624 da Giovan Battista di Pino. La chiesa di Santa Maria alla Sanità si trova sopra le catacombe di San Gaudioso. Fu costruita nella stessa epoca del chiostro, dopo che le catacombe restituirono un affresco con l’immagine di Maria del V secolo. L’opera fu probabilmente sepolta dalla cosiddetta “lava dei Vergini”, colate di fango che franavano per colpa della pioggia dalle ripide colline attorno alla Sanità.

Nel quartiere si trovano anche altre splendide chiese barocche o edifici, come Palazzo di Majo o il rinascimentale Palazzo Traetto. Un caso a sé è la bella basilica paleocristiana di San Giovanni Fuori le Mura che sorse vicino alle Catacombe di San Gennaro nel V secolo. Accanto fu costruito l’ospedale San Gennaro dei Poveri che nel 1468 nacque per volere del cardinale Oliviero Carafa in un antico monastero benedettino decaduto. L’ospedale serviva per ricoverare gli appestati.

Sopra una collina, in un luogo isolato, si erge invece come un fantasma quel che resta del Convitto Pontano alla Conocchia. L’imponente palazzo seicentesco, un tempo di proprietà della Compagnia di Gesù, è ormai abbandonato da anni. Il nome Conocchia deriva dal soprannome che il popolo aveva dato a un sepolcro monumentale romano che sorgeva lì vicino e che fu abbattuto abusivamente nel 1965 per fare posto a un progetto di speculazione edilizia, per fortuna non portato a termine. Il monumento era segnalato dalle guide settecentesche del “Grand Tour”, ma non nella lista dei beni vincolati dal Ministero delle Belle Arti, tanto che il costruttore che lo rase al suolo venne assolto.

Per fortuna negli ultimi anni si è compreso che per far rinascere il Rione Sanità più che speculare costruendo nuove palazzine bisogna restaurare gli edifici del passato

 Luca Fortis

 Da: Il Giornale.it

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13 Apr

Una chiacchierata con Laura Efrikian…

Pubblicato da Nino Caliendo

Ho chiacchierato con Laura Efrikian una mattina a Napoli, in quel del quartiere Chiaia, in occasione della presentazione, nel pomeriggio dello stesso giorno (11 aprile 2017), del suo ultimo libro, “Incontri”.

Sono rimasto colpito dalla sua spontaneità, ricca di dolcezza e affabilità, che la rendono una donna interessante, simpatica e spiritosa, oltre che una bella Signora (la “S” maiuscola non è un errore di battitura, ma una constatazione di doverosa verità).

Laura Efrikian, prima con i grandi “teleromanzi” Rai (così si chiamavano: oggi si direbbe fiction), poi con i cosiddetti film “musicarelli”, è l’attrice che, come mai nessun’altra è stata capace, ha fatto sognare almeno due generazioni d’italiani (uomini e anche donne, senza creare alcuna gelosia). Chi non ricorda teleromanzi come Rossella, David Copperfield, La cittadella o film come Una lacrima sul viso, Non son degno di te, In ginocchio da te, Se non avessi più te, Chimera. La sua carriera d’attrice vanta oltre venti film e una decina di lavori televisivi, in più numerosi lavori teatrali, con ruoli di protagonista o coprotagonista. 

Il suo ruolo d’attrice è attivo ancora oggi, tanto per citare qualche titolo attuale come “La masseria delle allodole” di Paolo e Vittorio Taviani o “Cose dell’altro mondo” per la regia di Francesco Patierno da un soggetto di Carlo ed Enrico Vanzina. E vi sembra poco?

Quando Laura mi sente citare il film dei Taviani, “La masseria delle allodole”, mi accorgo che le ridono gli occhi, ne intravedo un segno di compiacimento.

Il film è tratto dal libro scritto da Antonia Arslan e parla in larga parte del genocidio armeno. Ci propone la storia, molto toccante, di un gruppo di armeni che vissero in Anatolia (attuale Turchia) vittime dei rastrellamenti organizzati dal governo turco. Laura è molto sensibile all’argomento “Armenia”, la sua famiglia è di origini armene e dovette rifugiarsi in Italia quando iniziarono le persecuzioni che culminarono in un vero e proprio genocidio, il primo dei molti altri che seguirono nel XX secolo, con 1.500.000 vittime (la stima è calcolata per difetto) ad opera dei turchi, che a tutt’oggi ne negano le responsabilità.

Laura Efrikian con Nino Caliendo

Con la spontaneità che la contraddistingue, Laura mi racconta un aneddoto divertente sulla sua partecipazione al film. Mi dice che venne per caso a conoscenza del progetto dei Taviani di girare “La masseria delle allodole”, ma nessuno l’aveva contattata. Allora si propose personalmente facendo notare che, per un film che tratta degli armeni e della loro persecuzione avvenuta nei primi anni del novecento, nessuno aveva pensato di chiamare lei, unica attrice italiana di origine armena. E così il ruolo fu suo.

Laura Efrikian è anche autrice di tre libri di successo: “Come l’olmo e l’edera”, “La vita non ha età” e “Incontri” (che verrà presentato nel pomeriggio dello stesso giorno di questa amichevole chiacchierata).

“Come l’olmo e l’edera” (il titolo proviene proprio da un piccolo medaglione appartenuto all’amata nonna: su questo gioiello era incisa la frase “…come l’olmo e l’edera”) è un excursus  della storia della famiglia di Laura Efrikian.

1964 Foto di scena - Rossella con Laura Efrikian

“La vita non ha età”, invece, nasce dal ritrovamento da parte di Laura, in una cassapanca, di 66 lettere d’amore che si erano scambiati sua nonna con suo nonno e della loro bellissima storia d’amore.

“Mio nonno era un armeno ed era riuscito a sfuggire al massacro da parte dei turchi, trovando riparo a Venezia. Successivamente, in Italia, divenne prete e scrisse una storia dell’Armenia, che venne illustrata dal mio bisnonno, padre di mia nonna Laura. Rimasta orfana, mia nonna desiderava riavere le tavole dipinte dal padre per il libro e incontrò così questo prete armeno (che, poi, una volta spretato, divenne suo marito, cioè mio nonno). L’incontro fu folgorante. S’innamorarono e si scambiarono queste lettere. Nella mia famiglia ci sono state donne

L'Africa

coraggiose. Mia nonna sposò un prete che si era spretato, mia mamma ha sposato mio padre che faceva il musicista e ha seguito gli ideali del marito fino alla fine. Io, a mia volta ho avuto una grande storia d’amore anche un po’ anomala, perché provenivo da una famiglia dove mio padre era scopritore di Vivaldi e quando ho sposato un cantante di musica leggera, è stato un po’ uno scandalo. Mia nonna e mia madre sono state le guide della mia vita. Nel libro, volevo raccontare la storia della mia famiglia partendo dalle origini”.

“Incontri”, invece, il suo ultimo libro, è l’excursus, appunto, degli incontri significativi della sua vita, da leggere tutto di un fiato.

Nella chiacchierata, oltre ovviamente dei libri, abbiamo affrontati i temi a Laura molto cari, dalla storia del genocidio degli armeni alla sua passione di dipingere, ereditata dal bisnonno materno, all’Africa, dove lei dedica parte della sua vita nell’opera umanitaria.

Come mia consuetudine, avevo registrata l’intera chiacchierata da cui ricavare, poi, come faccio

Il libro "Incontri" di Laura Efrikian

sempre, il “pezzo”, ma il materiale è talmente corposo e interessante che mi doleva sacrificarne immancabilmente una parte dopo averlo “sbobinato”. Cosa che accade fisiologicamente nella trascrizione da audio in testo.

Notando che avevo raccolto, nel tempo, anche una certa quantità di materiale fotografico su Laura Efrikian e constatando che la registrazione era di buona qualità, mi venne l’idea di ricavarne un gustoso filmato.

Il mio progetto è stato brillantemente realizzato dal regista di cinema e televisione Salvio Porzio, il cui risultato finale ve lo propongo qui allegato.

Vale la pena di sentire il racconto di Laura Efrikian dalla sua viva voce, con i suoi toni, la sua sensibilità, le sue sensazioni, la sua semplicità e incisività. E gustatevi anche le foto, non mancando di acquistare il suo ultimo libro, “Incontri”.

Articolo di Nino Caliendo

Realizzazione video di Salvio Porzio

19 Ago

Firma on line la petizione contro il canone RAI

Pubblicato da Nino Caliendo

E’ giusto che lo Stato faccia pagare all’Utente il servizio TV (mascherato da iniqua tassa di possesso dell’apparecchio televisivo), il quale è da considerarsi servizio di pubblica utilità?

Le TV private vivono e si arricchiscono senza chiedere nulla all’Utente e, spesso, fornendo, in forma totalmente gratuita, un servizio di gran lunga superiore a quello pubblico.

La RAI, con canone e pubblicità (una valanga di soldi), non riesce a sopravvivere perché ha troppi dipendenti, chiaramente incompetenti (lo si vede dalla qualità di quanto prodotto), essendo ed essendo stati il mezzo dei politici (che devono papparci anche loro) in applicazione al voto di scambio: “Se voti per me, ti faccio assumere alla RAI con un bello stipendio di gran lunga superiore alla media”.

Provate a controllare negli uffici RAI quanta gente sta senza far niente dalla mattina alla sera.

Ma, quando c’è da ritirare l’ingente stipendio, gridano tutti: “Presente!”

Il soprannumero di gente inutile è mastodontico: perché il bistrattato cittadino (a cui a poco a poco stanno togliendo tutto, dalle pensioni all’assistenza sanitaria, dall’istruzione pubblica ai servizi sociali, trasportandolo piano piano nell’identica qualità della vita del terzo mondo) dovrebbe mantenerli?

Il cittadino deve pagare, mentre i partiti influenzano il palinsesto e i suoi contenuti, a discapito delle professionalità vere ed escludendo la rappresentanza delle minoranze.

Per sottoscrivere la petizione popolare per l’abolizione del canone RAI, basta andare sul sito della UTELIT – Associazione Nazionale Utenti Televisivi e Consumatori Italiani: www.utelit.it